Come la Cina, con il lancio dello yuan digitale, insidia il dollaro e l’ordine monetario internazionale

Yuan diventa digitale
Secondo una diffusa tradizione, il 5 settembre 1298 Marco Polo si trovava su una delle novanta navi veneziane sconfitte dai genovesi nella battaglia di Curzola. Fu catturato dai genovesi. Durante la prigionia incontrò Rustichello da Pisa; si tramanda che fosse “in prigione da quattordici anni o vi venisse come libero frequentatore”Fu quasi sicuramente Rustichello a dare forma scritta alle memorie del veneziano che ebbero rapida fortuna in tutta Europa. Ne “il Milione”ci racconta parlando del Gran Khan, come in Cina, già in quell’epoca’ si usassero normalmente le banconote:
Egli è vero che in questa città di Canbalu è la tavola
del Grande Sire; e è ordinato in tal maniera che l’uomo
puote ben dire che ’l Grande Sire àe l’archimia perfetta-
mente; e mosteròvilo incontanente.
Or sappiate ch’egli fa fare una cotal moneta com’io vi
dirò. Egli fa prendere scorza d’un àlbore ch’à nome gel-
so – èe l’àlbore le cui foglie mangiano li vermi che fanno
la seta –, e cogliono la buccia sottile che è tra la buccia
grossa e ’l legno dentro, e di quella buccia fa fare carte
come di bambagia; e sono tutte nere. Quando queste
carte sono fatte cosí, egli ne fa de le piccole, che vaglio-
no una medaglia di tornesegli picculi, e l’altra vale uno
tornesello, e l’altra vale un grosso d’argento da Vinegia,
e l’altra un mezzo, e l’altra 2 grossi, e l’altra 5, e l’altra
10, e l’altra un bisante d’oro, e l’altra 2, e l’altra 3; e cosí
va infino 10 bisanti. E tutte queste carte sono sugellate
del sugello del Grande Sire, e ànne fatte fare tante che
tutto ’l tesoro (del mondo) n’appagherebbe.
Il primo a introdurre l’uso di banconote di carta fu l’imperatore cinese Hien Tsung nell’806 d.C. oltre 1200 anni fa. Quando il denaro significava monete fisiche e pesanti, la Cina ha inventato la moneta cartacea.
Ora il governo cinese sta emettendo contanti in digitale; una rivisitazione del denaro che potrebbe scuotere un pilastro del potere americano.
Potremmo credere che il denaro sia già virtuale. Con le carte di credito e le app di pagamento come Apple Pay negli Stati Uniti e WeChat in Cina si può eliminare la necessità di banconote o monete.
Ma in questi casi si parla solo di modi per trasferire denaro elettronicamente. La Cina sta trasformando la stessa moneta a corso legale in un codice informatico.
Le criptovalute, come il bitcoin, hanno prefigurato un potenziale futuro digitale per il denaro, sebbene esistano al di fuori del tradizionale sistema finanziario globale e non abbiano corso legale come i contanti emessi dai governi.
Dietro alle criptovalute non ci sta un vero parametro di riferimento, sia esso l’oro o la capacità produttiva di una nazione o i valori di una bilancia dei pagamenti.
Sottostante alle criptovalute abbiamo da una parte un costo di produzione molto alto, il costo di mining. Come afferma un famoso opinionista: “usare i bitcoin per i pagamenti è come usare, come mezzo di scambio, i conti che abbiamo pagato, dopo aver mangiato, a quattro palmenti, in un ristorante di lusso”. Dall’altra abbiamo la valorizzazione di un mezzo di intermediazione economica, privo in gran parte di controlli. È come se il valore corrisponda di fatto al controvalore del costo di riciclaggio di denaro di dubbia provenienza o per dubbi utilizzi.
Pochi giorni fa Isabel Schnabel, membro del Consiglio della BCE, classificava a Der Spieghel, in una intervista, il bitcoin come: ” un asset speculativo senza alcun valore fondamentale riconoscibile.”
La versione cinese di una valuta digitale è controllata, invece, dalla banca centrale che la emetterà.
Lo yuan digitale risiede nel cyberspazio; è disponibile sul telefono cellulare del proprietario o su un file.
Lo yuan digitale, però annullerà uno dei principali vantaggi di bitcoin: l’anonimato per l’utente.
Il nuovo yuan fornirà al governo cinese nuovi e vasti strumenti per monitorare sia la sua economia che la sua popolazione.
Pechino sta anche posizionando lo yuan digitale per l’uso internazionale e progettandolo in modo che non sia legato al sistema finanziario globale. Il sistema, dopo la creazione degli accordi di Bretton Woods, a ridosso della conclusione della seconda guerra mondiale, prevede che il dollaro USA sia la valuta di riferimento globale. Il denaro digitalizzato potrebbe riordinare i fondamenti della finanza nello stesso modo in cui Amazon ha superato la vendita al dettaglio o Uber ha scosso i sistemi di taxi.
Gli Stati Uniti hanno colto, con ansia, il fatto che la Cina abbia avuto l’iniziativa di introdurre una valuta digitale nazionale.
Il Wall Street Journal riporta che il segretario al Tesoro Janet Yellen e il presidente della Federal Reserve Jerome Powell rispondendo alla domanda di come le valute nazionali digitalizzate, come quella cinese, possano influenzare il dollaro, hanno affermato che la questione è oggetto di un serio studio, nel quale si valuta anche se, un giorno, abbia un senso la creazione di un dollaro digitale.
Il dollaro ha già affrontato sfidanti in passato – l’euro, per citarne uno o la sterlina – e da questi scontri, combattuti con ogni arma, é uscito sempre più rafforzato. Sui modi di affrontare queste scontri è sufficiente ricordare cosa sia avvenuto quando Saddam Hussein ha cominciato a vendere il petrolio in Euro.
Il dollaro, allo stato attuale, per l’utilizzo negli scambi internazionali, supera di gran lunga tutte le altre valute. Nelle ultime classifiche della Banca dei regolamenti internazionali raggiunge l’88% di utilizzo. Lo yuan è stato utilizzato solo nel 4% delle transazioni.
La digitalizzazione, secondo molti analisti americani non trasformerebbe lo yuan in un rivale del dollaro per quanto riguarda i trasferimenti bank to bank.
Ma, nella sua nuova incarnazione, lo yuan, o meglio il renminbi che significa in cinese “valuta del popolo”, potrebbe guadagnare spazio ai margini del sistema finanziario internazionale.
Sarebbe una nuova opzione per il trasferimenti internazionali nei paesi poveri.
D’altro canto anche un utilizzo internazionale limitato potrebbe diminuire il peso delle sanzioni statunitensi, che vengono sempre più utilizzate contro aziende o individui cinesi.
Il Wall Street Journal riferisce che secondo Josh Lipsky, ex dipendente del Fondo monetario internazionale ora presso il think tank del Consiglio Atlantico: ”Tutto ciò che minaccia il dollaro è una questione di sicurezza nazionale. Questo minaccia il dollaro a lungo termine”.
Non avrà senso, per investitori e trader, speculare sullo yuan digitale, come alcuni fanno con le criptovalute.
Lo yuan digitale si trova nel cyberspazio, disponibile per chi possieda un cellulare o una carta di credito per i meno esperti tecnologici e per spenderlo non è necessaria una connessione on line.
Appare sullo schermo con una immagine di Mao Zedong, proprio come la carta moneta.
Nei test degli ultimi mesi, più di 100.000 persone in Cina hanno scaricato dalla banca centrale un’app per telefoni cellulari che consente loro di spendere piccole somme di denaro digitale presso i commercianti, compresi i punti vendita cinesi di Starbucks e McDonald’s . Questo denaro proveniva da erogazioni governative.
Il Partito Comunista Cinese ha anche permesso ai propri membri di saldare con lo yuan digitale le quote mensili di adesione.
La Cina ha indicato che lo yuan digitale circolerà, per un po ‘di tempo insieme, a banconote e monete.
Banchieri e altri analisti affermano che Pechino mira, alla fine, a digitalizzare tutto il proprio denaro. Pechino non lo ha confermato.
Il denaro digitalizzato sembra un potenziale strumento macroeconomico per il governo emittente, utilizzabile per monitorare la spesa delle persone in tempo reale, accelerare i soccorsi alle vittime di disastri o segnalare attività criminali.
Con esso, Pechino sta per acquisire nuovi e vasti poteri per rafforzare il governo del presidente Xi Jinping.
Il denaro digitale stesso è programmabile. Pechino ha provato ad inserire delle date di scadenza, per incoraggiare gli utenti a spenderlo rapidamente. Questo espediente per i tempi in cui l’economia ha bisogno di un balzo in avanti ed è indispensabile incrementare i consumi.
È anche tracciabile, aggiungendo un altro strumento alla sorveglianza statale cinese.
Il governo utilizza già centinaia di milioni di telecamere per il riconoscimento facciale per monitorare la sua popolazione, a volte utilizzandole per imporre multe per attività come il jaywalking ovvero l’attraversamento imprudente delle strade.
Una valuta digitale consentirebbe sia di emettere che di incassare multe non appena viene rilevata un’infrazione.
Le criptovalute come bitcoin sono famose per la loro volatilità. Ma la Banca popolare cinese controllerà rigorosamente lo yuan digitale per garantire che non ci siano differenze di valutazione tra esso e le banconote e le monete cartacee.
Ciò significa che non c’è convenienza a speculare sullo yuan digitale come avviene per le criptovalute.
Sono state anche messe in atto misure anticontraffazione per impedire a chiunque, oltre alla Banca Popolare cinese, di creare nuovo yuan digitale.
La Cina non ha ancora pubblicato la legislazione finale per il programma di introduzione della nuova moneta.
Il Wall Street Journal riferisce che la banca centrale inizialmente potrebbe imporre limiti alla quantità di yuan digitale che gli individui possono mantenere nella propria disponibilità. Ritiene, infatti, che sia il solo modo per controllare come la valuta circoli e fornire agli utenti una dose di sicurezza e privacy.
La banca centrale cinese non utilizzerà la nuova tecnologia per mettere in circolazione più denaro, poiché ogni yuan emesso digitalmente annullerà essenzialmente uno yuan circolante in forma fisica.
Quando nel 2009 è stato lanciato il bitcoin, i responsabili politici della maggior parte delle nazioni hanno ampiamente minimizzato il suo significato.
La Cina, sempre iper vigilante sulle minacce, temeva che se le persone avessero iniziato a usare in modo in modo massiccio una criptovaluta , avrebbe potuto minare il potere del governo.
Sempre il Wall Street Journal afferma che Zhou Xiaochuan, il principale banchiere centrale cinese dal 2002 al 2018, ha detto che il bitcoin lo ha abbagliato e spaventato. Nel 2014 ha lanciato uno studio formale per una possibile valuta digitale cinese.
Non era facile immaginare che, nel campo delle valute, un cambiamento cosi forte arrivasse dalla Cina.
Ma proprio in questo paese lo stretto controllo da parte del governo sullo yuan era in conflitto palese con il commercio in altre valute.
Nel contempo, in Cina, era in corso una rivoluzione tecnologica finanziaria, con la frenetica adozione delle app AliPay e WeChat che rendevano i contanti per lo più inutili. Molte nuove start up individuavano nuovi sistemi di pagamento.
Poi nel 2019 Facebook ha annunciato che avrebbe dato corpo ad una propria cryptovaluta, Libra.
La consapevolezza che tutte queste iniziative potrebbe portare ad una circolazione di valuta digitale su una base di utenti molto più ampia di qualsiasi popolazione nazionale, ha evidenziato che la tecnologia potrebbe ribaltare le valute tradizionali.
I regolatori americani si sono impegnati con successo nel bloccare l’iniziativa di Facebook.
La Cina invece ha accelerato la sua corsa.
I banchieri centrali degli Stati Uniti e di altre economie occidentali temono che ciò che Facebook aveva pianificato con una valuta digitale, possa ora essere fatto dalla Cina, un potente governo.
Oltre 21.000 banche del mondo hanno bisogno di denaro per fare affari.
E fino ad ora le oltre 21.000 banche del mondo hanno bisogno di dollari per fare affari.
Gli Stati Uniti chiedono da tempo informazioni sui principali movimenti valutari transfrontalieri. Questo dà a Washington la capacità di congelare individui e istituzioni fuori dal sistema finanziario globale, impedendo alle banche di fare transazioni con loro, una pratica criticata come “dollar weaponization“.
Le sanzioni americane alla Corea del Nord e all’Iran per i programmi nucleari ostacolano le loro economie.
Otto anni fa, le banche svizzere hanno abbandonato la loro famosa segretezza per evitare l’ira di Washington in una resa dei conti sulle tasse.
Dopo il colpo di stato di febbraio in Myanmar, gli Stati Uniti hanno utilizzato le sanzioni per bloccare il movimento delle attività finanziarie di alti funzionari militari attraverso le banche.
Il database del Tesoro di individui e aziende sanzionati – la “Lista dei cittadini appositamente designati e delle persone bloccate“ ( Specially Designated Nationals and Blocked Persons List)- tocca praticamente ogni nazione sulla terra.
Pechino è particolarmente preoccupata per la rapida espansione del registro delle sanzioni. Vi sono stati inseriti più di 250 nomi cinesi, inclusi politici che gli Stati Uniti accusano di atrocità contro le minoranze etniche o di limitare le libertà a Hong Kong.
Lo yuan digitale potrebbe dare, a coloro che gli Stati Uniti cercano di penalizzare, un modo per scambiare denaro senza il controllo degli Stati Uniti.
Gli scambi non avrebbero bisogno di utilizzare SWIFT, la rete di messaggistica utilizzata nei trasferimenti di denaro tra banche commerciali e che può essere monitorata dal governo degli Stati Uniti.
La possibilità di indebolire il potere delle sanzioni americane è centrale per il marketing di Pechino dello yuan digitale e per i suoi sforzi per internazionalizzare lo yuan più in generale
Inizialmente, lo yuan digitale non cambierà in modo significativo il modo in cui il denaro circola nel sistema finanziario cinese. Sotto la direzione della banca centrale, le sei maggiori banche commerciali, tutte di proprietà del governo, distribuiranno yuan digitali alle banche più piccole e ai fornitori di app AliPay e WeChat, che dovrebbero gestire le interazioni mittente-destinatario.
A differenza delle transazioni elettroniche odierne, lo yuan digitale è progettato per passare da A a B istantaneamente. Almeno in teoria, si elimina un modo col quale le banche e le app finanziarie traggono profitto dalle commissioni e dai brevi ritardi incorporati in tali trasferimenti. L’unico intermediario necessario è la banca centrale.
Secondo il gruppo di ricerca CBDC Tracker, più di 60 paesi stanno studiando o sviluppando una valuta digitale. Le valute digitali detengono una parte del loro più grande potenziale, a livello globale, per gli 1,7 miliardi di persone che, secondo la Banca mondiale, non hanno un conto bancario. Le Bahamas hanno già emesso una valuta digitale per agevolare i cittadini finanziariamente svantaggiati.
Alcune banche centrali affermano che tali valute sarebbero utili per le famiglie di lavoratori migranti che effettuano piccoli trasferimenti di fondi con sistemi complicati e costosi.
Rappresentanti della banca centrale europea hanno osservato che i trasferimenti internazionali di denaro, da persona a persona, possono richiedere giorni e sono preoccupati che, velocità e efficienza potrebbero rendere lo yuan digitale una valuta preferita per le rimesse, mentre i paesi approfondiscono i legami finanziari con la Cina.
La Cina, con un modello funzionante, offre un modo pronto per gestire il contante digitale. Lo scorso anno il presidente Xi ha chiesto alla Cina di cogliere le opportunità per stabilire regole internazionali per le valute digitali, proprio come Pechino ha cercato di influenzare e dominare una serie di standard tecnologici avanzati come le telecomunicazioni 5G, le auto senza conducente e il riconoscimento facciale.
Alla domanda, durante una recente apparizione al Senato, se il dollaro potesse essere digitalizzato per aiutare gli Stati Uniti a difendere la sua supremazia, Powell della Fed ha detto che la ricerca su questa domanda è un “progetto ad altissima priorità”.
“Non abbiamo bisogno di essere i primi”, ha detto. “Dobbiamo farlo bene.”
Quello che appare, e non è stato detto sottovoce da Xi Jinping, che in discussione c’è la supremazia del dollaro. La pandemia Covid può risultare un acceleratore del cambiamento. La necessità evidenziata da Xi Jinping è quella di modificare il sistema degli scambi monetari e abbandonare la centralità del dollaro ed avviare una nuova politica monetaria internazionale (leggi articolo sull’argomento).
Forse l’avvento delle monete digitali può destabilizzare il sistema.
È evidente che, con questa proposta, la Cina intende assumersi un ruolo decisivo nel nuovo ordine monetario internazionale, senza però passare attraverso le incertezze del mercato dei cambi. Da sempre, infatti, le autorità cinesi temono che l’abbandono del controllo politico del cambio possa incentivare attività di speculazione portando alla destabilizzazione della loro l’economia. Del resto hanno fino ad ora avuto ragione, visto che l’economia cinese è rimasta immune dall’ultima tempesta valutaria che nel 1997-1998 ha colpito l’Est asiatico e la Russia.
Il peso che i cinesi ormai ricoprono nell’economia mondiale e il ruolo che essi hanno assunto, come principali detentori di riserve valutarie internazionali (1950 miliardi di dollari), rendono estremamente rilevanti queste affermazioni per le scelte sul futuro assetto dell’ordine monetario internazionale.