Ratti

L’invasione dei ratti

Agli inizi dell’ottocento i fratelli Grimm, Jacob e Wilheim, scrissero la fiaba “Il pifferaio di Hamelin”.

Hamelin è un paese della Bassa Sassonia, in Germania.

In centro c’è un palazzo che si chiama “Rattenfangerhaus” letteralmente “la casa del cacciatore del topo”.

La favola inizia così:

“C’era una volta la città di Hamelin in Germania. Era una città molto graziosa, ma aveva due grossi difetti: i suoi cittadini erano molto avari e le sue cantine piene di topi.

Di gatti neanche l’ombra perché, siccome qualcosina costavano ai padroni, erano stati cacciati.

Fatto si è che i topi diventavano tanti e tanti che non era più possibile vivere nella città.

Si pensò allora di far tornare i gatti scacciati, ma i topi li misero in fuga.

Era una vita beata la loro.”

Come dice la fiaba i topi erano diventati tanti, tanti.

Ma per dire che sono tanti, bisogna contarli!!

Albert Camus nel “la Peste” racconta :” I giornali, che tanto si erano dilungati sulla vicenda dei topi, non dicevano più niente.

Il fatto è che i topi muoiono fuori, in strada, mentre gli uomini nella loro camera da letto. E la stampa si occupa solo di quello che accade fuori.
La Prefettura e il Comune, però, qualche interrogativo cominciavano a porselo.

Finchè ciascun medico non era venuto a conoscenza di più di due o tre casi, a nessuno era venuto in mente di muoversi. Ma in fondo bastava che qualcuno facesse la somma.”

Si, con le pestilenze c’è una strana necessità, quasi maniacale, di contare: fare la conta dei topi e poi la conta dei casi e poi dei morti.

E anche in Australia nel Queensland e nel New South Wales c’è un contatore di topi.

Ci riferisce il Guardian: diverse località in quegli stati australiani hanno dovuto affrontare per settimane un’infestazione di migliaia di topi che ha colpito principalmente gli agricoltori, che l’hanno descritta come la peggiore invasione degli ultimi decenni.

E la nostra contatrice di topi è una donna. È una tale Pip Goldsmith.

Pip Goldsmith, a Coonamble, sapeva che avrebbe dovuto piazzare trappole nella sua casa e anche nei campi quando i topi sarebbero iniziati a scendere, ma non aveva idea che avrebbe dovuto fare lo stesso anche nella sua macchina.

“Mi sono resa conto che c’era stato un pacchetto di biscotti ai semi che era caduto da una borsa della spesa sul sedile posteriore … i topi avevano masticato la scatola e mangiato ogni singolo seme. Non c’era più niente “.

Siccità, incendi, la pestilenza del Covid-19 e una piaga divorante di topi.

C’è chi racconta di aver trovato, al risveglio, escrementi di topo sui cuscini.
Chi racconta che, se si illumina il terreno di notte, si puo vedere il muoversi di centinaia di migliaia di roditori che fuggono dai raggi delle torce.

Il titolare del supermercato arriva cinque ore prima dell’apertura per andare al supermercato 5 Star per ripulire dopo i visitatori non invitati.

Racconta :”A volte non vogliamo entrare la mattina. Puzza, moriranno ed è impossibile trovare tutti i corpi … Alcune notti ne catturiamo più di 400 o 500 “.

Prima di aprire, deve svuotare le 17 trappole del negozio, raccogliere gli escrementi e buttare via tutti i prodotti che i topi hanno attaccato.

“Ogni settimana abbiamo cinque o sei bidoni pieni di generi alimentari che buttiamo via”.

Sembra un film dell’orrore in piena regola quando raccontano che persino tre pazienti ospedalieri sono stati morsi dai topi.

Il sindaco di Coonamble Al Karanouh e dozzine di altri sindaci della zona hanno chiesto al governo statale di dichiarare il problema dei topi una piaga ufficiale e di contribuire a fornire esche aggiuntive, ma finora non c’è sta la richiesta disponibilità.

La gente del posto, che ha sopportato mesi in cui topi e ratti sono entrati nelle loro case, nei negozi e nelle auto, prega che la pioggia battente li aiuti a spazzarli via.

Siccità, incendi, la pestilenza del Covid-19 e una piaga divorante di topi. Il New South Wales rurale ha affrontato, negli ultimi anni, quasi tutte le sfide bibliche che la natura ha da offrire. Ma ora prega per un’altra piaga: un’onnipotente inondazione per annegare i topi nelle loro tane e purificare la terra arida dai roditori. O almeno una pioggia molto forte.

E continuano, per ora, a contare i topi che riescono a trovare nelle trappole, morti nei meccanismi dei frigoriferi, nei mobili, nei divani, tra le derrate alimentari.

Ne parlano in televisione, dando un prospetto giornalierio delle catture, e i commentatori riescono a discutere sul colore del loro pelo, sulla capacità di riprodursi, sui rischi di contrarre la peste, sui medicinali per curarla. C’è anche chi azzarda previsioni su quando arriverà la grande pioggia capace di spazzare ogni cosa: anche l’invasione dei topi.

Dacia Maraini ricorda: “Una volta i topi portavano la peste, forse per questo molta gente ne era terrorizzata. E ancora oggi il topo fa paura. Aveva in comune con gli uomini un parassita: la pulce. Era per via di quell’animaletto succhiasangue che si trovavano fianco a fianco nella tragedia.”

Probabilmente il Sindaco di Coonamble dovrebbe fare una inserzione per la ricerca di un discendente del Pifferaio di Hamelin e mettere da parte le risorse per pagarlo.