Vaclav Smil

Recentemente sul Financial Times è apparsa una lunga intervista a Vaclav Smil in occasione della pubblicazione di un suo nuovo libro dal titolo “How the world really works” (come funziona veramente il mondo), libro che esce il 10 maggio.

Vaclav Smil, nato nel 1943, è uno scienziato è un analista politico Ceco-Canadese. È Distinguished Professor emerito alla Universitá di Winnipeg in Canada. Le sue ricerche sono caratterizzate da approcci interdisciplinari che toccano i temi dell’energia, dell’ambiente, del cibo, delle popolazioni, dell’economia e delle politiche pubbliche.

Ha pubblicato oltre quaranta libri di interesse generale.

Il nuovo libro parte dalla dalla convinzione che ciascuno di noi non sia informato o abbia visioni distorte sulla economia globale.

Il libro mira a correggere la visione dei più, esaminando quelli che chiama i pilastri della vita moderna: cemento, acciaio, plastica e ammoniaca.

Per produrre e lavorare questi elementi è necessaria una enorme quantità di energia con l’utilizzo di enormi quantità di carbon fossile.

Uno degli argomenti fondamentali del libro è aprire una seria discussione su una transizione energetica che allontani dalla combustione di carbon fossile partendo dal riconoscimento che il nostro attuale modo di vivere dipende dalla combustione di carbon fossile. Una decarbonizzazione rapida non è fattibile ma si devono individuare vie per diminuire il riscaldamento del pianeta.

L’obiettivo, come si sa, è quello di diminuire le emissioni di anidride carbonica del 45% entro il 2035. Questo rispetto ai livelli del 2010. Secondo Smil questo obiettivo è irrealizzabile perché mancano solo otto anni al termine che ci si è posti e le emissioni sono ancora in aumento.

Smil considera gli obiettivi, che si è data la comunità internazionale, irraggiungibili. Sono obiettivi che i più chiamano ambiziosi, per Smil sono “deliranti”.

L’obiettivo ufficiale degli Stati Uniti è la completa decarbonizzazione della produzione della energia elettrica entro il 2035. Ma gli Stati Uniti non hanno una rete elettrica nazionale. Secondo Smil è impossibile gestire il paese con energia solare o eolica senza una rete nazionale e ci vorrà una quantità rilevante di tempo per realizzarla in un paese NIMBY (Not in My Back Yard) come gli Stati Uniti.

In verità ci sono autorevoli ricercatori come Mark Jacobson, della Stanford University, che sono convinti che sia già disponibile la maggior parte della tecnologia necessaria a produrre negli Stati Uniti entro il 2035 energia rinnovabile .

Ci sono paesi come la Norvegia o la Namibia che stanno producendo la maggior parte di energia da fonti rinnovabili. Ma in modo opposto, se si guardano le statistiche sulla Cina, si potrà constatare come quel paese aggiunge, ogni anno, gigawatt di nuova energia a carbone.

La Germania poi, ad esempio, dopo un investimento di oltre 500 milioni, in 20 anni è riuscita a passare dall’84% della propria energia primaria prodotta da combustili fossili al 75 %.

E nel contempo molti paesi stanno cercando di accaparrarsi sempre più gas naturale.

Se da una parte compriamo troppi SUV, costruiamo troppe grandi case, sprechiamo troppo cibo, dall’altra siamo in transizione costante e di fronte ad un sforzo continuo di innovazione.

Si è passati dal carbone, al petrolio al gas naturale e nel contempo all’energia nucleare a quella idroelettrica. E in più si è resa la combustione del carbonio molto più efficiente, più efficace e meno dannosa per l’ambiente. Anche i SUV stanno migliorando la loro efficienza rispetto a quella di 10 anni fa. Il mondo è un continuo cambiamento.

Smil rileva come i catastrofisti climatici come Bill McKibben affermano che siamo di fronte ad una “catastrofe imminente” nel cambiamento climatico. Ma viene facile chiedersi cosa significhi “imminente”.

Il mondo ha avuto questi tipi di problemi da quando abbiamo iniziato a bruciare combustibili fossili su larga scala. Nessuno si è preso la briga di fare nulla al riguardo. Non vi sono scuse per questo. Il mondo avrebbe potuto prendere una strada diversa. L’ambiente non è l’unico problema “imminente”. Abbiamo miliardi di persone denutrite e malnutrite, rischiamo, in queste ore, una guerra nucleare.

Smil ricorda una battuta di Gerard Ford: “non si può camminare e masticare gomme allo stesso tempo”. Questo è il problema della società di oggi. L’autore si chiede chi decida cosa sia “imminente”?

Nella scienza è necessario stare attenti all’uso delle parole. Si parla anche di catastrofe. Da più di 30 anni il riscaldamento globale fa notizia. C’è la consapevolezza sul piano planetario. Ma le emissioni sono aumentate costantemente ogni anno. E Smil si chiede perché non sia stato fatto nulla. Si chiede perché si continui a dire che il problema è catastrofico, ma non si faccia nulla. È una inerzia globale sistematica e istituzionale combinata con interessi acquisiti che lavorano contro il cambiamento.

E’ un problema del tutto senza precedenti e le persone non si rendono conto di quanto sia difficile affrontarlo.

Non è necessario avere 200 paesi per firmare un accordo sulla riduzione delle emissioni ma è necessario che almeno tutti i grandi emettitori, Cina, Stati Uniti, India e Russia concordino sulla riduzione delle emissioni. Ma si guardi la attuale situazione geopolitica. Come è possibile pensare che questi stati ora siano disposti a firmare un accordo.

Secondo Smil la chiave per comprendere il rischio è molto semplice. La gente mangerà pancetta di maiale e berrà un litro di alcol al giorno perché la gioia di mangiare pancetta di maiale e bere supera il possibile cattivo profitto che si avrà 30 anni dopo. Dice Smil: “Supponiamo di iniziare a investire come matti e di iniziare a ridurre il carbonio il più rapidamente possibile. I primi beneficiari saranno le persone che vivranno negli anni ’70 del 2000 a causa di ciò che è già nel sistema. La temperatura continuerà ad aumentare anche se stiamo riducendo queste emissioni. Quindi si sta chiedendo alle persone ora di fare sacrifici senza virgolette mentre i primi benefici andranno ai loro figli e i veri benefici andranno ai loro nipoti. Devi rifare il cablaggio umano di base nel cervello per cambiare questa analisi del rischio e dire: io apprezzo il 2055 o il 2060 tanto quanto apprezzo il domani. Nessuno di noi è programmato per pensare in questo modo.”

Smil si chiede se veramente si stia affrontando una minaccia per la civiltà con il cambiamento climatico? Prima però è necessario chiarire cosa abbiamo definito per minaccia. Si prenda esempio dalla pandemia di Covid: il Covid è stata una catastrofe senza precedenti, come molte persone l’hanno descritta? O non era niente, come lo hanno descritto altre persone? Le persone anti-lockdown e anti-maschera direbbero: Oh, è un’altra influenza. Chiaramente non era un’altra influenza. Ma anche non è stata una catastrofe senza precedenti. Non si può dire che non abbiamo un problema perché abbiamo un problema. Ma non si può dire che lunedì prossimo sarà la fine del mondo perché lunedì prossimo non ci sarà la fine del mondo.

La verità è che abbiamo un problema che sarà difficile da risolvere. Ancora più difficile di quanto si pensi.

Domandiamoci in pratica quali siano le implicazioni dell’invasione russa dell’Ucraina per il gas naturale? La Germania ha fermato l’oleodotto Nord Stream 2 e gli Stati Uniti hanno vietato il petrolio russo. Un effetto della guerra potrebbe accelerare la transizione dal gas naturale? Secondo Smil no, non all’inizio. La Germania ha appena raggiunto un massiccio accordo con gli Emirati Arabi Uniti per l’idrogeno liquido. La Germania è riuscita a sostituire un’ampia quota della produzione di elettricità con l’eolico e il solare.

Tuttavia, se si accede alle immagini dei satelliti e si guardano le autostrade tedesche, in questo momento, si vedranno milioni di auto che percorrono l’autostrada a velocità illimitata. Questo fatto ha come conseguenza che si sta bruciando petrolio greggio a destra, a sinistra e al centro. Famose industrie tedesche che producono vetro, plastica e prodotti chimici funzionano a gas naturale. La Germania è una nazione di circa 83 milioni di persone. Se la metà di loro utilizza il gas naturale per il riscaldamento, non è possibile demolire quei forni a gas naturale e sostituirli in un anno.

Ma esiste un percorso praticabile costruito sulla combustione del gas naturale che ci porti a un futuro di minor riscaldamento? Questa è una cosa che ha causato un tremendo malinteso: puoi produrre gas naturale nel modo giusto.

Purtroppo ci sono troppi posti nel mondo in cui si produce gas naturale nel modo sbagliato. Il tuo impianto idraulico è troppo lento, i tuoi gasdotti sono troppo pieni di perdite e hai emissioni indesiderate di metano. Tuttavia, se si produce gas naturale nel modo giusto, come nella maggior parte dei casi avviene negli Stati Uniti, lo si ottiene senza queste fuga di emissioni. Se fossi stato io il responsabile del pianeta, dice Smil, la cosa più pratica che poteva essere fatta per ridurre le emissioni negli ultimi 20 anni, sarebbe stata quella di chiudere rapidamente quante più centrali elettriche a carbone possibili e sostituire la loro produzione con il ciclo combinato di impianti a gas naturale più efficienti. Ciò avrebbe risparmiato miliardi e miliardi di tonnellate di anidride carbonica negli ultimi due decenni.

Si parla di come la vera sfida nella decarbonizzazione si localizzi nei paesi in via di sviluppo, dove tali paesi faranno affidamento sulla combustione del carbone mentre cercano di aumentare la costruzione delle loro infrastrutture. C’è un argomento da sostenere ed una domanda da porsi: i paesi che sviluppano nuove infrastrutture hanno incentivi per orientarsi verso le rinnovabili? Ci sono esempi del mondo reale: l’Indonesia si è impegnata per i veicoli elettrici; La Thailandia sta investendo nell’energia solare. Più fotovoltaico, meglio è. Tuttavia, per avere il fotovoltaico su larga scala, devi avere delle interconnessioni. Se il Paese non ha rete o ha una rete nazionale debole, come distribuirai l’elettricità? I paesi hanno bisogno di elettricità per impianti giganti, per la produzione di prodotti chimici, per la lavorazione degli alimenti, per la produzione di tessuti. Quindi si deve avere il fotovoltaico su larga scala, il che significa una grande rete elettrica. E Smil ribadisce che anche gli Stati Uniti hanno una scarsa rete attiva.

Si deve dimenticare la Namibia. Mettere un pannello fotovoltaico su un tetto è molto semplice. Sviluppare un sistema intorno al fotovoltaico per l’intero paese è molto difficile. Nessun paese al mondo oggi funziona da solo con il fotovoltaico puro.

Non oggi. Forse domani. Non domani. Le soluzioni non vengono mai dagli estremi. È anche irresponsabile esporre il problema in un modo per cui, quando lo guardi più da vicino, non risulta essere come lo hai descritto. Ci sono miliardi di persone che, nei fatti, vogliono bruciare più combustibili fossili. C’è ben poco che si può fare al riguardo. Lo bruceranno a meno che non si dia loro qualcosa di diverso. Ma chi darà loro qualcosa di diverso? Si devono riconoscere le realtà del mondo e le realtà del mondo tendono ad essere spiacevoli, scoraggianti e deprimenti.