Costantinopoli e la luna

C’è una storia che riaffiora ogni volta che si discute di simboli, identità, appartenenze. Non è una storia di battaglie campali né di trattati, ma di mura, sentinelle e cielo notturno. Accade a Costantinopoli, molto prima che diventasse Istanbul, e riguarda un segno che oggi diamo per scontato: la mezzaluna accompagnata da una stella.

La leggenda – perché di questo si tratta, anche se poggia su basi storiche solide – racconta che durante uno dei primi assedi alla città, in epoca tardo-antica o medio-bizantina, le guardie di ronda furono colpite da una strana configurazione del cielo. La luna, in fase di mezzaluna, brillava accanto a una stella particolarmente luminosa. Nulla di prodigioso per noi, ma abbastanza, in un mondo abituato a leggere il cielo come un linguaggio, da trattenere lo sguardo.

Le sentinelle si affacciarono più a lungo dalle mura. Si richiamarono. E fu così che si accorsero di ciò che, altrimenti, sarebbe passato inosservato: soldati nemici che stavano minando le fortificazioni, scavando nella notte per aprire un varco. L’allarme scattò in tempo, l’assalto fu sventato, la città si salvò.

Il cielo aveva avvertito Costantinopoli. Così si disse.

Da quel momento – narra la tradizione – la mezzaluna con la stella divenne segno di protezione, portafortuna civico, talismano urbano. Non un emblema di Stato, non una bandiera, ma un simbolo inciso nella pietra: sui portali delle case, sugli architravi, sui pozzi, dove capitava. Un modo per dire: qui la città è stata difesa, qui il cielo è stato dalla nostra parte.

Qui la leggenda incontra la storia. Perché la mezzaluna non nasce con l’Islam. Compare sulle monete di Bisanzio già in epoca ellenistica, è legata al culto di Artemide-Diana, protettrice della città, e sopravvive alla cristianizzazione come simbolo notturno di vigilanza e difesa. Costantinopoli aveva una luna prima che avesse minareti.

Il passaggio decisivo arriva nel 1453. Quando i Turchi ottomani conquistano la città, trovano una Costantinopoli già segnata ovunque da quel simbolo. La mezzaluna con la stella è scolpita nelle pietre, parte integrante del paesaggio urbano. Non ne conoscono l’origine, ma ne percepiscono il valore. È un segno che ha accompagnato una città millenaria, che sembra averla protetta, che ora passa di mano insieme alle mura, ai palazzi, alla memoria.

E così accade il paradosso: il simbolo della città conquistata diventa il simbolo del conquistatore. Prima come portafortuna, poi come emblema del potere ottomano, infine come segno che, secoli dopo, verrà percepito come “islamico” per definizione. Non per un comando religioso, non per un versetto, ma per un lento processo di assorbimento e continuità.

Non esiste una fonte unica e definitiva che certifichi l’episodio notturno come fatto storico certo. Le cronache sono tarde, le versioni divergono, il racconto scivola tra storia e mito. Ma esiste la sequenza storica: la mezzaluna è anteriore all’Impero ottomano; la sua adozione avviene dopo la conquista di Costantinopoli; il simbolo non ha origine coranica. Questo basta per capire che siamo davanti a una mitologia urbana fondata, come spesso accade quando una città attraversa i secoli.

Ed è qui che la storia smette di essere solo antica e diventa attuale.

Oggi viviamo una nuova geopolitica dei simboli. Le bandiere contano quanto i carri armati, i monumenti quanto le basi militari. Si combatte per statue, colori, nomi, segni grafici. I simboli vengono riesumati, reinterpretati, caricati di significati nuovi, spesso opposti a quelli originari. Aquile, croci, stelle, colori rivoluzionari: tutto torna, tutto viene riletto.

La mezzaluna di Costantinopoli è un caso esemplare. Un simbolo pagano diventato cristiano, poi ottomano, oggi globale. Ogni passaggio ne ha cambiato il senso senza cancellarne la forza. È la dimostrazione che i simboli non appartengono mai del tutto a chi li usa, ma a chi li eredita.

Forse è questa la lezione più attuale. Chi crede di possedere un simbolo ignora quasi sempre la sua storia. E talvolta finisce per portare sulle proprie insegne il talismano di una città che, secoli prima, aveva cercato di difendersi proprio da lui.

Quella notte, sulle mura di Costantinopoli, le sentinelle guardavano il cielo. Perché il potere, prima di essere scritto nei confini o nei trattati, si riflette sempre nelle stelle