
10 gennaio 2021
In Etiopia, con l’intervento militare del governo centrale nel Tigray, si sta svolgendo, oltre a quella armata, una delicata guerra mediatica. Notizie di stragi, di morti, smentite, accuse reciproche fra le parti. L’assenza di giornalisti internazionali sul campo lascia spazio ad ogni eccesso di sorta. Le Ong appaiono spesso di parte e a volte strumento di diffusione di notizie che non hanno altro risultato se non quello di esacerbare lo scontro etnico e aggiungere violenza in una terra devastata.
Axum, talvolta scritta più correttamente Aksum, è una città dell’Etiopia che sorge nella Regione dei Tigray, nella parte settentrionale dell’Etiopia. Si estende alle falde meridionali di un vasto altipiano, 17 km a ovest di Adua. Principale centro dell’Etiopia cristiana, fu la capitale del regno di Axum, fiorente nel periodo intorno alla nascita di Cristo e che declinò a partire dal VII secolo in seguito alle incursioni dei Begia e a causa del predominio islamico sul Mar Rosso.
La Chiesa ortodossa etiopica afferma che la chiesa di cattedrale di Nostra Signora Maria di Sion contiene la biblica Arca dell’Alleanza dove erano custodite le Tavole della Legge, su cui sono scritti i Dieci Comandamenti portati da Mosè al suo popolo. Questa stessa chiesa fu il luogo dove per secoli vennero incoronati gli imperatori etiopi fino al regno di Fāsiladas e viene considerata la più santa delle città dell’Etiopia ed è un’importante meta di pellegrinaggi. Feste significative sono T’imk’et (corrispondente alla Festa dell’Epifania, celebrata il 7 gennaio, non il 6), e la Festa di Maryam Sion che cade alla fine di novembre
L’arca dell’Alleanza (in ebraico ארון הברית, ʾĀrôn habbərît), secondo la Bibbia, era una cassa di legno d’acacia con un coperchio d’oro, utilizzata per custodire le Tavole della Legge date da Dio a Mosè sul monte Sinai. Essa costituiva il segno visibile della presenza divina in mezzo al popolo di Israele.
Durante la peregrinazione degli Israeliti nel deserto, l’arca rimaneva sempre nel loro accampamento, spostandosi insieme con loro. L’incarico di trasportare l’arca era riservato ai leviti. A chiunque altro era vietato toccarla.
Quando il re Davide fece trasportare l’arca a Gerusalemme, durante il viaggio un uomo di nome Uzzà la toccò per sostenerla e cadde morto sul posto . L’arca veniva trasportata coperta da un telo di pelle di tasso, coperto da un ulteriore telo di stoffa turchino, e quando il popolo si fermava nel deserto, essa veniva collocata al riparo di un’apposita tenda, chiamata “tenda del Signore” o “tenda del convegno”, senza che venisse mai esposta al pubblico, se non in casi eccezionali.
Secondo un’antica tradizione contenuta nel testo sacro etiope Kebra Nagast (il Libro della Gloria dei Re), l’arca sarebbe stata donata da re Salomone a Menelik I (seconda metà del X secolo a.C.), il figlio da lui avuto dalla regina di Saba, leggendaria fondatrice della nazione etiope (secondo un’altra versione, Salomone avrebbe donato a Menelik una copia dell’arca, ma questi la scambiò di nascosto con l’originale).
L’ultimo Imperatore d’Etiopia, Hailé Selassié I, sosteneva che nel tesoro imperiale della Corona d’Etiopia vi fosse anche l’arca.
I chierici etiopi della cattedrale di Nostra Signora Maria di Sion ad Axum, di rito copto, sostengono di conservare tuttora l’arca. Questa affermazione non può però essere verificata in quanto, essi dicono, l’arca sarebbe un oggetto così sacro che a nessuno può essere permesso di vederla; l’unica persona a cui è concesso questo privilegio è il suo custode, che vive in solitudine nella cappella dove sarebbe riposta l’arca, senza avere contatti col mondo e dedicando alla protezione della reliquia la sua intera vita.
La tradizione vuole che sia strumento di potere illimitato.
I poteri dell’arca hanno stimolato la curiosità di ricercatori, archeologi, politici, romanzieri.
Si dice che l’Arca sia riuscita a sopravvivere al tragico scorrere della storia etiope grazie ad un ingegnoso espediente: vennero realizzate grandi quantità di copie dell’Arca e distribuite in vari centri religiosi etiopi. Sono centinaia di antichi monasteri, alcuni arroccati su ripide pareti, altri invisibili, sorvegliati, secondo la leggenda, da spiriti armati di spade. Se si visitano i santuari del lago Tana, quasi cinquanta, in parte costruiti sulle 37 inaccessibili isole, si scopre che, in ognuna di essi, é custodita, nel santa sanctorum, nella parte più remota del tempio, una copia esatta ed inaccessibile dell’Arca. É tradizione che per secoli l’Arca sia stata custodita segretamente in uno di questi siti e vi venga riportata in occasione di guerre o invasioni.
Ora si dice che essa venga custodita nella Cappella dell’Arca dell’Alleanza ad Axum. È un piccola costruzione tra la chiesa vecchia e quella nuova di Santa Maria di Sion.
Nessuno si può avvicinare al recinto e l’accesso é consentito ad un solo Monaco che dedica là propria vita al presidio del luogo.
Ora si è sparsa la notizia che l’Arca sia stata trafugata, dopo lo sterminio dei fedeli che volevano evitarne la sottrazione.
La notizia sembra sia una fake news. Un report iniziale dell’ European External programme Africa (Eepa) nel proprio resocontò n.50 del 9 gennaio 2021, riporta letteralmente: “ si riporta che la chiesa di Maryam Tsiyon è stata attaccata ( la popolazione locale crede con lo scopo di portare l’Arca dell’Alleanza a Addis Abeba). Centinaia di persone che si erano rifugiate nella chiesa sono state tratte nella piazza antistante e fucilate. Viene riportato che il numero dei mori ammonta a 700 persone.”
Poco dopo un giornalista sudafricano Martin Plaut lancia un tweet con la notizia: “Report: la chiesa di Maryam Tsiyon é stata attaccata. I locali temono con lo scopo di portare l’Arca dell’Alleanza ad Addis Abeba. Quasi 750 persone nascoste nella chiesa sono state fatte uscire e fucilate in piazza.” Dopo migliaia di tweet rilanciano, allarmati, lo stesso messaggio.
L’Eepa, il programma europeo esterno con l’Africa, dichiara di essere un centro di competenze con sede in Belgio con conoscenze, pubblicazioni e reti approfondite, specializzato in questioni di ‘costruzione della pace, protezione dei rifugiati e resilienza nel Corno d’Africa. Si autodefinisce una ONG belga
Martin Plaut é redattore per l’Africa di BBC World Service News.
Nessuna smentita da fonti ufficiali, ma nessuna conferma di fonti dirette alternative alle precedenti.
Su twitter oltre 1500 smentite al post di Martin Plaut da parte di Etiopi o cittadini di Axum.
Ho inviato un messaggio su Instagram a Letizia Storchi, la redattrice del report Eepa, chiedendole le fonti della notizia, ma non c’è stata risposta