
26 novembre 2020
Il governo etiope dichiara di aver dato inizio all’attacco alla città capitale del Tigray Mekele.
La notizia è riportata dalla agenzia al-arabiya_Brk.
Sono é ormai scaduto il termine di 72 imposto dal Governo etiope per la resa delle truppe tigrine.
Il Governo ha invitato la popolazione civile a essere disarmati, di rimanere chiusi in casa, lontani da obiettivi militari.
Nel Tigray manca la corrente elettrica ed le linee telefoniche sono isolate.
Finora centinaia, forse migliaia, sono morte nel conflitto, con un milione di sfollati. Almeno un massacro ha avuto luogo, con reciproche accuse di atrocità da entrambe le parti.
Gli sforzi dell’ultimo minuto dell’Unione africana e delle Nazioni Unite per disinnescare la crisi sono falliti. Mercoledì Abiy ha respinto le “interferenze” internazionali.
L’ONU afferma che le carenze nella regione del Tigray sono diventate “molto critiche” con carburante e denaro che si stanno esaurendo. Secondo un rapporto diffuso durante la notte, il cibo per far sopravvivere quasi 100.000 rifugiati eritrei terminerà in una settimana. Più di 600.000 persone che dipendono dalle razioni alimentari mensili questo mese non le hanno ricevute.
I blocchi degli spostamenti sono così gravi che anche all’interno di Mekelle, il Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite non é in grado di trasportavi cibo dai suoi magazzini
Le comunicazioni e i collegamenti stradali con la regione del Tigray rimangono interrotti da quando è scoppiato il conflitto e Human Rights Watch avverte che “le azioni che impediscono deliberatamente le forniture di soccorso” violano il diritto internazionale umanitario.
L’ONU ha riferito di persone in fuga da Mekelle, ma con l’interruzione delle comunicazioni non è chiaro quanti residenti siano a conoscenza dell’imminente assalto.
Il capo della Commissione etiope per i diritti umani ha affermato giovedì che “l’estrema cautela per evitare danni ai civili è di ancora maggiore importanza, ora, in questa fase del conflitto”.