Un bicchiere di rum scadente, dal profumo denso di melassa. Nella hall dell’hotel Urupa, il portiere, un piccolo uomo dall’aria spersa e sconfitta, sonnecchiava. Aveva il capo riverso sul braccio adagiato sul bancone. Gli alisei rompevano in migliaia di riflessi l’immagine della luna riflessa nell’Oceano Indiano.
Lo sguardo penetrava gli occhi azzurri di lei. Il caldo era intenso.
La Land Rover alzabva, nella mattina africana, una nuvola di polvere dorata che si disperdeva fra le basse acacie. Un ponte sopra un fiume quasi in secca. Una unica pozza gialla circondata da centinaia di uomini che raccoglievano il prezioso liquido in grandi bidoni di ogni colore.
I piccoli carri trainati da asini ossuti. Donne vestite di abiti sgargianti e multicolori, chine sotto il peso delle orci di pelle. Vacche che si avvicinavano alzando piccoli sbuffi di polvere. Alcuni cammelli osservavano attenti la fuoristrada che sussultava per le buche. Più lontano alcuni aironi macchiavano di bianco e di rosa i caldi colori dell’orizzonte.
Il villaggio profughi di Corioli.