Ogni giorno, milioni di persone viaggiano in treno, senza mai chiedersi perché i binari siano distanziati esattamente di 4 piedi e 8,5 pollici (pari a 1.435 millimetri). Questa misura, adottata come standard in gran parte del mondo, non è frutto di un calcolo moderno, ma di un viaggio storico che risale a oltre duemila anni fa. Una storia di tradizioni ingegneristiche, scelte pratiche e curiosi intrecci con la tecnologia moderna, che culmina in un paradosso: lo Space Shuttle, una delle conquiste più avanzate dell’umanità, è stato in parte condizionato da una decisione legata… al posteriore di un cavallo.
L’inizio del XIX secolo segnò l’alba dell’era ferroviaria. Nel 1825, l’ingegnere britannico George Stephenson progettò la Stockton-Darlington, una delle prime ferrovie del mondo. Fu lui a stabilire lo scartamento di 4 piedi e 8,5 pollici, misura che avrebbe dominato il settore ferroviario. Perché questa scelta? Non fu un’innovazione, bensì una continuità: Stephenson si ispirò agli standard delle carrozze del suo tempo, che già rispettavano questa larghezza.
Stephenson non era il solo a utilizzare questa misura. Nelle miniere di Newcastle, i binari rudimentali in legno erano già costruiti secondo lo stesso scartamento. L’adozione di questa larghezza era quindi una decisione pratica, basata sugli strumenti e sulle conoscenze disponibili. Come spesso accade, l’efficienza vinse sull’originalità: adottare un nuovo scartamento avrebbe richiesto la costruzione di nuove attrezzature, aumentando i costi.
Per capire l’origine dello scartamento, dobbiamo tornare indietro nel tempo. Nel XVIII e XIX secolo, le carrozze erano progettate per adattarsi alle strade dell’epoca, che a loro volta erano state modellate dai carri. Le ruote delle carrozze dovevano seguire i solchi presenti sulle strade, per evitare scossoni e danneggiamenti. Ma quei solchi non erano casuali: erano stati tracciati secoli prima dall’Impero Romano.
L’Impero Romano costruì un’estesa rete di strade per collegare le sue province. Queste strade erano progettate per resistere al tempo e all’usura, ma dovevano anche adattarsi ai carri standard dell’epoca. I carri romani erano trainati da due cavalli affiancati, e la larghezza delle ruote era determinata dalla necessità di lasciare spazio sufficiente ai cavalli stessi. Questa misura si aggirava intorno ai 4 piedi e 8,5 pollici.
Con la caduta dell’Impero, le strade romane continuarono a essere utilizzate. Nel Medioevo, le nuove strade europee si basavano sui percorsi romani, mantenendo i solchi originali come standard. Così, i carri medievali e rinascimentali ereditarono le dimensioni dei loro predecessori romani, perpetuando una tradizione che sarebbe giunta fino alle ferrovie.
Prima ancora delle ferrovie, le miniere del XVI e XVII secolo utilizzavano rudimentali rotaie di legno per facilitare il trasporto del carbone. Queste rotaie, utilizzate nelle miniere del Tirolo e successivamente a Newcastle, dovevano adattarsi ai carri che percorrevano le strade esterne, già conformi allo scartamento ereditato dai romani. Le prime rotaie in ferro, introdotte nel XVIII secolo, continuarono a rispettare questa misura, ponendo le basi per lo sviluppo delle ferrovie.
Nonostante il predominio dello scartamento standard (1.435 mm), l’Europa presenta una varietà di larghezze ferroviarie. In Spagna e Portogallo, ad esempio, si utilizza lo scartamento iberico di 1.668 millimetri, progettato per ragioni strategiche: rendere più difficile un’eventuale invasione ferroviaria straniera. In Finlandia, lo scartamento largo di 1.524 millimetri fu adottato per ragioni climatiche, offrendo maggiore stabilità su terreni gelati. Linee secondarie e regioni montuose, come le Alpi, spesso utilizzano lo scartamento metrico (1.000 millimetri), più economico e adatto a curve strette.
Questa varietà di larghezze ha creato sfide significative per il trasporto transfrontaliero. Per facilitare gli scambi, l’Unione Europea ha promosso l’adozione universale dello scartamento standard, ma l’armonizzazione è ancora lontana.
Una delle storie più affascinanti legate allo scartamento riguarda lo Space Shuttle. I razzi a propellente solido (Solid Rocket Boosters), prodotti nello Utah, dovevano essere trasportati via treno fino alla base di lancio in Florida. I tunnel ferroviari lungo il percorso, basati sulla larghezza dei binari, limitarono il diametro massimo dei razzi. Gli ingegneri della NASA dovettero adattare il design dei razzi per rispettare questa restrizione. In altre parole, una decisione presa dai romani influenzò la progettazione di una tecnologia spaziale.
Un altro aneddoto interessante riguarda il Giappone, dove le ferrovie furono inizialmente costruite con uno scartamento ridotto di 1.067 millimetri per ridurre i costi. Quando, nel XX secolo, il Paese introdusse i treni ad alta velocità Shinkansen, fu necessario costruire nuove linee a scartamento standard, perché quello ridotto non era adatto alle alte velocità. Anche qui, una scelta economica iniziale ha avuto ripercussioni a lungo termine.
La larghezza dei binari ferroviari ci ricorda che le decisioni tecniche non nascono nel vuoto. Spesso sono il risultato di compromessi storici, eredità culturali e praticità economiche. Lo scartamento standard, un dettaglio apparentemente banale, è la prova di come il passato continui a modellare il presente. Come disse un giornalista americano: “Il più avanzato esempio di ingegneria umana è stato vincolato da una decisione presa migliaia di anni fa… sul posteriore di un cavallo romano”. Una riflessione che ci invita a guardare con curiosità e umiltà le connessioni tra storia e tecnologia.