
Sfogliando alcuni manoscritti del XIV secolo, può capitare di restare colpiti da una scena che sembra appartenere a un altro racconto rispetto a quello scritto al centro della pagina. Nel corpo principale del testo troviamo diritto canonico, decreti, norme, l’ordine teologico e giuridico che struttura la società medievale. Nei margini, però, compaiono immagini che non obbediscono alla stessa disciplina: animali antropomorfizzati, figure grottesche, episodi che capovolgono la gerarchia naturale.
Tra le immagini più note vi sono quelle dei Smithfield Decretals, oggi conservati alla British Library**, dove compaiono conigli armati che assalgono uomini, trascinano cani da caccia, mettono in fuga i cacciatori. Non si tratta di un dettaglio isolato o di una fantasia estemporanea: scene analoghe ricorrono in diversi codici europei tra XIII e XIV secolo. Il motivo è abbastanza strutturato da far pensare a un vero e proprio codice figurativo.
La cultura medievale disponeva di una categoria precisa per interpretare queste inversioni: il mundus inversus, il mondo capovolto. Nelle feste carnevalesche, nella letteratura satirica e nell’iconografia popolare, l’ordine ordinario veniva temporaneamente rovesciato: il servo assumeva il ruolo del padrone, l’animale quello dell’uomo, il debole quello del forte. Non era un progetto di sovversione permanente, ma una forma di consapevolezza simbolica della precarietà delle gerarchie.
Nel manoscritto, questa logica assume una forma particolarmente raffinata. Il centro della pagina resta il luogo dell’autorità; il margine diventa uno spazio in cui si può rappresentare il contrario dell’ordine stabilito senza negarlo apertamente. L’effetto non è distruttivo ma dialettico. La norma e la sua inversione occupano la stessa superficie materiale, come se la pergamena stessa contenesse una riflessione implicita sulla fragilità dell’equilibrio sociale.
La scelta del coniglio come protagonista di queste scene non è casuale. Nel bestiario medievale il coniglio è associato alla fertilità e alla vulnerabilità, è una preda tipica, non un simbolo di forza o di dominio. Se al suo posto vi fosse un lupo o un leone, l’immagine non produrrebbe lo stesso effetto: il predatore che attacca è coerente con il suo ruolo naturale. Il coniglio che impugna una spada introduce invece una dissonanza, perché mette in scena l’inversione di una gerarchia ritenuta ovvia.
In molte miniature l’animale non si limita a reagire, ma agisce con una determinazione quasi organizzata. Spesso è raffigurato mentre emerge da un cespuglio o da una zona periferica dell’immagine, come se la sua forza derivasse proprio dalla posizione marginale. Non è la rappresentazione della potenza, ma della trasformazione di ciò che era considerato secondario in fattore decisivo.
Questa dinamica non è rimasta confinata alla pergamena medievale. La nostra epoca conosce forme diverse di mundus inversus, meno iconografiche ma altrettanto riconoscibili. Il mondo contemporaneo è popolato di conigli mannari: individui o gruppi che agiscono in modo laterale, spesso celati dietro una siepe digitale, dietro l’anonimato di una tastiera, dietro la protezione psicologica del gruppo.
La rete ha amplificato questo meccanismo. L’anonimato o la semi-anonimità consentono di assumere posture aggressive che difficilmente si manifesterebbero nello spazio fisico. L’attacco non avviene frontalmente, ma per accumulazione: commenti, insinuazioni, campagne coordinate, dinamiche di branco. La forza non è individuale, ma collettiva e distribuita. L’effetto può essere improvviso e sproporzionato rispetto alla posizione di partenza.
In questo senso la metafora dei conigli medievali non allude tanto alla violenza esplicita, quanto alla trasformazione di ciò che appare fragile in un dispositivo offensivo. La tastiera diventa l’equivalente della lancia miniata. Il cespuglio è sostituito da un profilo anonimo o da un gruppo chiuso. L’aggressione non è necessariamente fisica, ma può incidere sulla reputazione, sulla credibilità, sulla vita professionale e personale.
Vi è poi un secondo livello, più sottile. Il gruppo, quando si struttura attorno a una convinzione condivisa, può generare un senso di legittimazione reciproca che riduce la percezione della responsabilità individuale. La dinamica è nota agli studiosi di psicologia sociale: la diffusione della responsabilità e l’effetto branco attenuano il freno morale. Il risultato è un attacco che nessuno, singolarmente, rivendicherebbe con la stessa intensità.
Il mundus inversus contemporaneo non è quindi soltanto una questione di ruoli sociali che si ribaltano; riguarda anche la trasformazione delle modalità di conflitto. La forza non coincide più necessariamente con la posizione centrale o con il potere istituzionale. Può emergere lateralmente, sfruttando reti informali, aggregazioni rapide, movimenti di opinione che si organizzano in tempi brevissimi.
Quando Shakespeare fa dire ad Amleto che “the time is out of joint”, il tempo è uscito dai cardini, la percezione non è quella di un crollo spettacolare, ma di uno slittamento dell’asse. L’impressione che le coordinate abituali non bastino più a orientarsi. I conigli mannari dei manoscritti medievali suggerivano qualcosa di analogo: l’ordine non è negato, ma mostrato come esposto a tensioni che possono alterarne l’equilibrio.
Oggi, più che in passato, i margini non sono più solo spazi laterali; sono ambienti interconnessi, capaci di incidere rapidamente sul centro. La distinzione tra periferia e centralità si fa mobile. In questo scenario, riconoscere la dinamica del mundus inversus non significa cedere a un allarmismo generico, ma comprendere che l’apparente fragilità non coincide con l’irrilevanza.
Le miniature medievali non offrono soluzioni. Offrono una rappresentazione. Mostrano che accanto alla norma esiste sempre la possibilità del suo rovesciamento e che ciò che sembra innocuo può assumere un ruolo inatteso. La pagina resta intatta, ma l’occhio che la legge non è più lo stesso: ha visto, nei margini, che l’ordine non è un dato naturale, bensì una costruzione sempre esposta a essere rimessa in discussione.
