
24 febbraio 2021 by Gianroberto Costa
La montagna, l’intero Himalaya fungono da dimora degli dei – deva bhūmi –, ma soprattutto sono il centro dell’universo, concetto riprodotto sistematicamente in India, dai villaggi nascosti nelle valli, fino alle comunità di pescatori, sulle coste dell’estremo Sud, dall’Oceano Indiano al Mare Arabico.
L’interesse delle grandi potenze per l’ombelico del mondo rimane tutt’ora forte. E’ al centro di una partita a scacchi, il grande gioco, che inizia lontano nel tempo. Sono cambiati gli attori davanti alla scacchiera, ma l’attenzione è sempre intensa. Russia, Cina, India, Iran, Stati Uniti giocano una partita diplomatica intesa ad assicurarsi il controllo e l’influenza su questo snodo culturale, logistico, militare tra Oriente e Occidente.
INDIA E RUSSIA
Hars Vardhan Shringla, Foreing Secretary of India , ha recentemente dichiarato che “India e Russia hanno lavorato insieme per superare le difficoltà della pandemia Covid e sono sicuro che le relazioni bilaterali emergeranno ancora più forti come risultato dei nostri incontri programmati quest’anno”.
Ci sono stati quattro incontri lo scorso anno importanti e I legami strategici dell’India con la Russia hanno radici storiche molto profonde che forniscono stabilità e fiducia abbastanza forti da superare le complessità del mondo attuale, ha affermato il ministro degli Esteri Harsh Vardhan Shringla, mentre cercava di dissipare le preoccupazioni che Nuova Delhi sia sotto pressione dagli Stati Uniti per abbandonare la cooperazione tecnico-militare con Mosca.
Nell’ottobre 2018, l’India aveva firmato un accordo da 5 miliardi di dollari con la Russia per l’acquisto di cinque unità dei sistemi missilistici di difesa aerea S-400, nonostante l’avvertimento della precedente amministrazione Trump che andare avanti con il contratto potrebbe invitare le sanzioni statunitensi.
A cementare il rapporto India Russia è, senza dubbio, l’aiuto prestato dalla Russia per l’emergenza Covid.
Harsh Vardhan Shringla, dichiara infatti che “India e Russia hanno lavorato insieme per superare le difficoltà della pandemia Covid e sono sicuro che le relazioni bilaterali emergeranno ancora più forti come risultato dei nostri incontri programmati quest’anno.”
A porre dei limiti al rapporto con la Russia, almeno diplomatici, c’è il Progetto Quad. La cooperazione quadrilaterale (QUAD) è una “possibile alleanza” che include Australia, India, Giappone e Stati Uniti nata in seguito allo Tsunami avvenuto nel 2004 dallo “Tsunami Core Group”. I funzionari dei quattro paesi avevano coordinato la risposta alla tragedia nell’Oceano Indiano. Il Quad è stato ripreso nel 2017, dopo un congelamento durato dieci anni, quando i diplomatici di Australia, India, Giappone e Stati Uniti si erano riuniti per consultazioni nel contesto del vertice dell’ East Asia Summit (EAS) a Manila.
L’India è scettica sullo sviluppo dell’accordo e ritiene che altri siano i temi sui quali porre l’attenzione.

Il corridoio marittimo Chennai-Vladivostok, che collegherà ulteriormente la rotta del Mare del Nord e il Pacifico, creerà un continuum di connettività che legherà insieme India e Russia dall’Artico all’Oceano Indiano.
Pertanto, in realtà India e Russia hanno più in comune sul concetto di Indo-Pacifico. Un mondo multipolare e un’Asia multipolare devono riconoscere il ruolo indispensabile dell’India e della Russia “, ha aggiunto.
Shringla ha detto che l’India non vede la regione indo-pacifica come un club di membri limitati né come un nuovo teatro per la contestazione geostrategica.
L’India si concentra su un Indo-Pacifico libero, aperto, inclusivo e basato su regole. Il rispetto per la sovranità e l’integrità territoriale di tutte le nazioni nella regione, la risoluzione pacifica delle controversie e la necessità di evitare l’uso o la minaccia dell’uso della forza e il rispetto delle leggi, norme e regolamenti internazionali.
Rispetto a Quad, in quanto democrazie vivaci e pluraliste con valori condivisi, India, Stati Uniti, Giappone e Australia hanno affermato collettivamente l’importanza di mantenere un Indo-Pacifico libero, aperto e inclusivo.
AFGANISTAN
Altro fronte diplomatico aperto per l’India è quello dell’Afganistan.
l’Afghanistan sta attraversando una fase critica .
Il processo di pace in Afghanistan è iniziato lo scorso settembre a Doha. L’India ha partecipato a livello di ministro degli Affari esteri alla sessione inaugurale dei negoziati intra-afgani.
L’India sostiene che qualsiasi iniziativa di pace che possa portare pace e prosperità al popolo afghano debba essere accolta con favore. L’India, in quanto importante stakeholder, ha svolto il suo ruolo.
Tuttavia, è forte la preoccupazione per l’aumento della violenza e per gli attacchi mirati agli attivisti della società civile e ai media in Afghanistan.
Hars Vardhan Shringla ha affermato: “La violenza e i colloqui non possono procedere simultaneamente; non è sostenibile. È necessario chiedere un cessate il fuoco globale in Afghanistan “
L’India sta seguendo attivamente gli sviluppi in Afghanistan e rimane impegnata con altri paesi regionali e con la Russia,
India, Russia e Iran hanno recentemente avuto un incontro trilaterale a Mosca sulla situazione afghana.
Ma al centro degli sviluppi diplomatici India Russia c’è il nodo vaccino.
Sulla cooperazione Russia-India nella lotta contro il coronavirus, ha affermato che la Russia è stata il primo paese a registrare un vaccino contro COVID-19.
Dei 500 milioni di dosi del vaccino Sputnik V che la Russia prevede di produrre nel 2021, una parte significativa dovrebbe essere prodotta in India.
Il Russian Direct Investment Fund (RDIF) è in trattative con diversi altri produttori indiani per produrre dosi più elevate di vaccini in India da utilizzare anche in Russia, India e altri paesi. Le sperimentazioni di fase 3 dello Sputnik V sono in corso in India e ci si attendono le approvazioni normative per l’autorizzazione all’uso di emergenza in India a tempo debito.
“La cooperazione India-Russia nella lotta contro COVID-19 ha rafforzato i tradizionali legami di amicizia tra i nostri due paesi. Durante il picco di Covid la scorsa primavera, l’India ha fornito una partita di compresse di idrossiclorochina che è stata molto apprezzata dalla leadership russa “, ha aggiunto Harsh Vardhan Shringla.
Ha espresso la speranza che il parternariato tra India e Russia svolgerà un ruolo significativo nella lotta alla pandemia.
Nel mondo post-pandemia, vedremo una ridefinizione della comprensione in una serie di aree, inclusa la nostra comprensione della sicurezza, che fino ad ora era pensata in gran parte in termini militari, di intelligence ed economici.
Da oggi verrà assegnato un peso maggiore alla sicurezza sanitaria e alla resilienza delle catene di approvvigionamento. La riforma delle istituzioni multilaterali diventa necessaria ed è parimenti necessario ricalibrare il nostro approccio per affrontare le sfide globali come il cambiamento climatico, il terrorismo.
INDIA CINA
Ma, di fronte a questa rinnovata alleanza Russia India, la Cina fa anch’essa le proprie mosse.
É stato completato il ritiro delle forze indo-cinesi su entrambi i lati del lago Pangong Tso nel Ladakh orientale. Secondo l’accordo raggiunto tra i due Paesi, il processo è partito dal 10 febbraio.
Tuttavia, nel nono round di colloqui, è stato raggiunto un accordo di recesso tra i due paesi. Come parte di questo, 150 carri armati cinesi e 5.000 soldati dell’Esercito popolare cinese di liberazione (PLA) si sono ritirati. Anche l’esercito indiano si è ritirato dall’area. Si è appreso che l’esercito indiano ha recentemente pubblicato anche un video sulla suddivisione di queste forze.
Sempre nei giorni scorsi gli ha fatto eco il ministero della Difesa cinese, quando ha dichiarato che entrambe le parti hanno avviato un disimpegno “sincronizzato e organizzato”.
La tensione sulle montagne del Karakorum è iniziata all’inizio di maggio, quando soldati cinesi hanno attraversato la frontiera in tre diversi punti, erigendo tende e posti di guardia e ignorando le intimazioni indiane di ritirarsi.
In particolare la valle di Galwan, in quella parte di Kashmir sotto controllo cinese che si chiama Aksai Chin, è una delle zone di confine che è stata più volte focolaio di tensioni tra i due colossi asiatici.
In quella occasione le immagini satellitari hanno mostrato chiaramente ed inequivocabilmente una piccola escalation in cui entrambi i contendenti stavano mobilitando truppe e costruendo piccoli insediamenti proprio nella valle di Galwan. Le fotografie da satellite mostravano, infatti, due grossi accampamenti, uno indiano e uno cinese, composti rispettivamente da 60 e 80 tende di varie dimensioni oltre a evidenziare diversi veicoli militari.
Quest’azione è stata il prodromo per il parossismo di violenza che è nato il 15 giugno, quando soldati di entrambe le parti sono entrati in contatto diretto, causando diverse decine di morti.

Da quel momento, quello che era cominciato come un piccolo spostamento di truppe, è diventata una vera e propria escalation che ha innescato una tensione durata mesi ed uno stallo diplomatico tra Pechino e Nuova Delhi. Cina e India hanno spostato, infatti, decine di migliaia di soldati sostenuti da artiglieria, carri armati e aerei da combattimento, nei pressi della linea di controllo effettivo, o Lac, che li separa sul “tetto del mondo”.
La decisione indiana di dichiarare il Kashmir un territorio federale a tutti gli effetti, ponendo fine al suo status giuridico particolare, presa ad agosto del 2019, ha sicuramente spinto Pechino ad accelerare i tempi della militarizzazione della sua frontiera meridionale che condivide con l’India.
Gli scontri di giugno 2020 sono pertanto la conseguenza inevitabile di queste mosse. La Cina infatti, in quella occasione, è stata tra i primi Paesi a condannare fermamente la decisione di Nuova Delhi, sollevandola nei forum internazionali tra cui il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Il ritiro delle truppe di confine e la sospensione dei pattugliamenti rappresenta il primo vero segnale forte nel senso di una de-escalation .
É l’effetto dell’onda lunga dei colloqui tra le parti che si sono tenuti a Mosca nel settembre del 2020. Sebbene nelle settimane successive non ci siano stati risultati evidenti nonostante il raggiungimento di un accordo in 5 punti per disinnescare la tensione, il Cremlino ha avuto una parte fondamentale, in questi mesi, per far arrivare i due contendenti alla decisione odierna.
Da un lato, infatti, la Russia resta un partner strategico fondamentale per l’India, nonostante il suo netto avvicinamento agli Stati Uniti e ai suoi alleati in funzione anticinese, dall’altra Mosca e Pechino stanno stringendo ulteriormente i loro legami, anche di tipo militare, per via della progressiva emarginazione sul piano internazionale della Russia, voluta dagli Stati Uniti e dall’Ue.

Il Cremlino, che si è quindi ritrovato costretto a guardare a Est con più attenzione. La Russia ha una carta molto importante da giocare in questa diatriba poichè é il maggiore fornitore di armamenti dell’India. E ciò le ha offerto una forte capicità negoziale.
Questo primo segnale di disinnesco della tensione non deve però essere sopravvalutato. la Cina di certo non cesserà la costruzione delle infrastrutture ad utilizzo duale nel Sud del Paese , e ,parimenti, non ritornerà allo status quo ante, ovvero quello nel quale la presenza militare nell’Aksai Chin e nelle regioni adiacenti non era così forte.
L’India, quindi, non cesserà di percepire la minaccia cinese ai suoi confini settentrionali, anche considerando che è proprio Pechino che sta armando (e penetrando in profondità) il suo rivale di sempre: il Pakistan.