Il Washington Post riporta una notizia, ripresa anche da altri quotidiani. Si parla delle avventure o sventure di un marinaio caduto in mare e disperso per molte ore.

Il mare è l’Oceano Pacifico, la nave sulla quale viaggiava il marinaio è la Silver Supporter, una nave di 51 metri e 1109 tonnellate di stazza. Batte bandiera di Gibilterra ed ha 5 uomini di equipaggio.

La nave è una nave che opera dall’Isola di Pitcairn. Trasporta merce e turisti facendo la spola tra il Nuova Zelanda e l’arcipelago.

L’arcipelago composto da quattro isole Duice, Henderson, Oeno e Pitcairn è famosa perché fu il rifugio degli ammutinati del Bounty. Conta 48 abitanti.

Il marinaio, protagonista dell’avventura, è lituano e si chiama Vidam Perevertilov . Ha 52 anni ed un figlio Marat.

Alle 4 del mattino, terminato il suo turno da ingegnere capo, stordito dagli odori della sala macchina, decide di salire sul ponte a prendere un po’ d’aria. É accaldato e confuso. Un attimo, un mancamento e cade nelle acque scure del pacifico senza giubbotto salvagente.

L’equipaggio si accorge della scomparsa di Vidam, solo a fine turno, dopo quasi sei ore. Solo allora viene dato l’allarme di “uomo in mare”.

Il problema è scoprire dove e quando sia scomparso e calcolare le coordinate del momento nel quale era ancora certa la sua presenza a bordo.

Vengono effettuate chiamate di soccorso alle navi circostanti e la marina francese collabora nella ricerca, insieme al un servizio meteorologico francese che ha tentato di mappare un possibile percorso di deriva.

Il capitano della nave ha continuato a cercare il marinaio scomparso. Vengono fatti vari schemi di ricerca e la nave ripercorre la rotta alla ricerca del disperso.

Vidam Perevertilov dopo che è caduto in acqua ha avuto problemi a tenersi a galla. Ha dovuto raccogliere tutte le proprie forze per nuotare per parecchi chilometri verso un oggetto nero che vedeva , nella penombra, all’orizzonte.

Quando lo ha raggiunto, scopre che l’oggetto nero non era ancorato a nulla o legato ad una barca: era solamente un ammasso di spazzatura.

Nonostante la sua determinazione Vidam, con il passare delle ore, inizia a perdere ogni speranza di essere ritrovato.

Rimane lì appeso a quell’ammasso di spazzatura, dondolando al flusso delle onde, prima nel freddo della notte poi nel caldo torrido del mattino tropicale.

La pelle gli brucia al sole e sta perdendo ogni speranza. All’improvviso intravede una forma metallica in lontananza e comincia ad agitare il braccio e a gridare aiuto.

Un passeggero a bordo sente il suo grido, che ha, poi, descritto come un “debole urlo umano”.

“È stato incredibile che qualcuno abbia sentito una voce”, è stato poi commentato dai soccorritori. L’operazione di salvataggio, hanno aggiunto, è stata quasi “inspiegabile”.

Secondo il figlio Marat, Perevertilov si sta riprendendo bene. Ha detto che crede che suo padre sia sopravvissuto perché si è sempre preso cura della sua salute.

“Probabilmente io sarei annegato subito, ma lui si è sempre mantenuto in forma e in salute”, ha detto Marat, aggiungendo che la “volontà di sopravvivere dell’ingegnere era forte”.

I leader mondiali sono da tempo alle prese con il problema dei rifiuti marini, che minacciano la vita marina e gli ecosistemi e si riversano sulle spiagge.

Nel 2019, il primo ministro giapponese Shinzo Abe ha affermato che l’Oceano Pacifico “gridava disperato”, in mezzo alla crisi dell’inquinamento da plastica. Gli scienziati avvertono che entro il 2050 negli oceani potrebbe esserci, in peso più plastica che pesci.

Perevertilov, alla domanda cosa avesse fatto dell’oggetto che aveva determinato la sua salvezza, ha risposto che aveva lasciato quella che un tempo doveva essere una boa da pesca esattamente nel posto dove l’aveva trovata. “Non sia sa mai” ha aggiunto “potrebbe essere necessaria per salvare la vita a qualcun’altra”.