
19 gennaio 2021 di Gianroberto Costa
Sessant’anni fa, il 17 gennaio 1961 venne torturato e poi assassinato, in modo barbaro, seppellito, dissepolto e squartato e infine dissolto nell’acido solforico.
Era Patrice Emery Lumumba fondatore e capo del primo partito genuinamente nazionale, il Mouvement National Congolais. Dal 30 giugno 1960 primo ministro democraticamente eletto del Congo, di quel paese che ora si chiama Repubblica Democratica del Congo, che era stata colonia belga e prima proprietà privata di Leopoldo II,
Wikipedia ci racconta che Leopoldo è ricordato prevalentemente per la fondazione e la brutale amministrazione dello Stato Libero del Congo, progetto che egli portò avanti quasi da privato cittadino. Si rivolse a Henry Morton Stanley per farsi aiutare nella gestione dello stato . Alla Conferenza di Berlino del 1884-1885, il Belgio fu in grado di presenziare col proprio impero coloniale in continua espansione, nella totale mancanza di rispetto dei costumi e delle tradizioni locali.
Leopoldo estrasse una grande fortuna dal Congo, inizialmente con l’esportazione di avorio, poi forzando la popolazione locale a trarre gomma dalle piante. Interi villaggi vennero requisiti per farne luoghi di deposito e lavorazione della gomma stessa, causando la morte di un numero stimato tra 1 e 15 milioni di congolesi, con le stime più accreditate di 10 milioni, su una popolazione totale di 25 milioni. L’amministrazione del Congo da parte di Leopoldo II viene ancora oggi ricordata come uno dei crimini internazionali più infamanti del XIX secolo e lo stesso sovrano, dopo le accuse da parte di funzionari inglesi e le proteste da parte di liberali, progressisti, socialisti, artisti, letterati e figure religiose, venne poi costretto a cedere la sovranità dello stato e la sua amministrazione al governo belga, che resse la colonia ancora per mezzo secolo.
In Cuore di Tenebra, Conrad ci lascia la sensazione greve del mondo della violenza coloniale: “Delle forme nere stavano accovacciate, sdraiate o sedute fra gli alberi, appoggiate ai tronchi, incollate alla terra; per metà in risalto, per metà nascoste entro la luce incerta, in tutte le pose del dolore, dell’abbandono e della disperazione. …Che stessero morendo, e di morte lenta, era chiarissimo. Non erano nemici, non erano criminali, non erano niente di terreno ormai, niente se non nere ombre di malattia e di fame, che giacevano alla rinfusa nella penombra verdastra.”
La cerimonia di proclamazione dell’indipendenza dell’ex Congo Belga avvenne alla presenza di re Baldovino del Belgio, che nel suo discorso esaltò, in modo forse incosapevolmente provocatorio, il ruolo positivo del suo avo Leopoldo del Belgio, e poi del governo belga, nel processo di crescita e maturazione del Congo a partire dal 1884, invitando i nuovi governanti a non stravolgere quanto di buono era stato fatto. Pura retorica, essendo ormai storicamente dimostrato che Leopoldo in persona, prima, e il governo belga poi, sono stati solo degli avidi sfruttatori senza scrupoli.
Il neo primo ministro congolese Patrice Lumumba rispose con toni durissimi, assai poco diplomatici, rinfacciando ai belgi di aver trattato il popolo congolese come una razza inferiore (era normale che un bianco si rivolgesse ad un congolese chiamandolo “tu, negro”, che non era certo un’espressione di fratellanza), e di averli derubati, e proponendo al suo popolo un percorso di riscatto e di vera indipendenza, sulla scia dei paesi “non allineati”. Probabilmente Lumumba si spinse troppo avanti, senza aver coltivato alleanze sufficientemente solide all’interno e all’esterno. Già a dicembre dello stesso anno il generale Mobutu lo fece trucidare, imponendosi poi per lunghi anni come dittatore del Congo, fedele alleato di Belgio e Stati Uniti.
“Qual è stata la nostra sorte in 80 anni di dominio coloniale, le nostre ferite sono ancora troppo fresche e troppo dolorose per poterle bandire dalla nostra memoria.” disse Lumumba nel suo discorso “ Abbiamo sperimentato il lavoro estenuante richiesto in cambio di salari che non ci permettevano di mangiare a sazietà, di vestirci o di fare la casa in modo decente, o di crescere i nostri figli come i nostri cari. Abbiamo conosciuto le ironie, gli insulti, i colpi che abbiamo dovuto subire mattina, mezzogiorno e sera, perché eravamo negri.”
Il giovane re Baldovino ripartì offeso, definendo il giovane patriota un suo nemico personale.
Sessanta giorni dopo l’indipendenza, Lumumba era sempre più isolato a livello internazionale. A Washington, il presidente Eisenhower aveva discusso il suo caso in una riunione il 18 agosto 1960 con il capo della CIA Allen Dulles. L’idea di renderlo incapace divenne sempre più allettante.
Era stato persino pianificato uno scenario che prevedeva l’avvelenamento con un dentifricio speciale. Poche settimane dopo, i belgi sembrarono essersi scaldati all’idea. Harold d’Aspremont Lynden, ministro belga per gli Affari africani, lo scrisse in un telex il 6 ottobre: “L’obiettivo principale da perseguire nell’interesse di Congo, Katanga e Belgio è ovviamente l’eliminazione definitiva di Lumumba”. Ha quindi approvato il trasferimento di Lumumba nel Katanga per il 16 gennaio 1961.
Il14 settembre, Joseph-Désiré Mobutu, capo di stato maggiore ed ex segretario del Primo ministro, annunciò – con il tacito consenso degli americani – la “neutralizzazione” dei due capi di Stato. Il presidente Kasa-Vubu sarebbe rimasto in carica. Tuttavia Lumumba, che il presidente aveva licenziato il 5 settembre, fu posto agli arresti domiciliari in ottobre.
Messo agli arresti domiciliari, tentò di sottrarsi alla cattura e fu arrestato con due compagni, Okito e M’polo, che ne condivideranno la sorte. Furono i soldati congolesi a fare il lavoro sporco, ma i registi furono autorità coloniali e metropolitane e militari belgi, con l’appoggio della CIA, alleati a politici e uomini d’affari congolesi legati a doppio filo agli ambienti più oltranzisti del sistema coloniale belga.
Nel 1999, il commissario di polizia belga Gérard Soete ammise di aver riesumato il corpo del leader dell’indipendenza poco dopo la sua uccisione, di averlo sciolto in 200 litri di acido solforico e di aver macinato e disperso le sue ossa.
La furia nel distruggerne ogni tracce serviva a gettare tutta la colpa sui congolesi “selvaggi e primitivi”. In realtà ormai si sa che fu un belga a sparagli alla testa e altri belgi a squartarlo.
Lumumba fu eliminato, come confermano i documenti d’archivio belgi e del Dipartimento di stato, perché minacciava la transizione, il patto fra poteri economici internazionali e i potentati locali.
Lumumba non era comunista e tantomeno marxista, era un nazionalista panafricanista.
I suoi assassini dopo averlo ucciso conservarono un dente come trofeo e prova della sua morte. Adesso quel dente, ultimo resto del politico africano, considerato uno degli eroi della lotta di liberazione africana, e ammirato anche da rivoluzionari come Ernesto Che Guevara, tornerà in Congo e verrà restituito a sua figlia.
Il 30 giugno scorso, una delle figlie del presidente ucciso, Juliana Lumumba, ha inviato una lettera a re Filippo chiedendogli che i resti del padre tornassero “nella terra dei suoi antenati”, ora il giudice istruttore ha ora deciso che la sua richiesta dovrà essere accontentata. “Patrice Lumumba è un eroe senza tomba. Una persona morta senza funerale. Un corpo senza ossa. Dopo il terribile omicidio, fu condannato a rimanere un’anima eternamente errante, senza tomba per il suo eterno riposo ”, scrisse la donna. Ora una piccola parte di quel corpo potrà finalmente avere una degna sepoltura.