George Blake (immagine Wikimedia)

26 dicembre 2020

Alfred Hitchcock, il famoso regista inglese naturalizzato americano, aveva deciso il soggetto del suo cinquantaquattresimo film che non riuscì mai a realizzare. Si trattava di un film di spionaggio.

Una storia tratta da due libri dedicati entrambi all’agente segreto inglese George Blake: il romanzo The Short Night di Ronald Kirkbride e l’inchiesta-reportage The Springing of George Blake di Sean Bourke.

Aveva preso contatto con Catherine Deneuve e Walter Matthau, come interpreti del film. Pensò anche di scritturare Sean Connery o Robert Redford. Assunse come sceneggiatore David Freeman.

Il film aveva come trama la storia della fuga della spia russa Gavid Brand, questo era il nome nella sceneggiatura, e del suo tentativo di rientrare in Unione Sovietica.

Prendeva lo spunto da una storia vera quella di George Blake, ultima spia britannica che era passata, durante la guerra fredda, nelle fila del KGB, l’agenzia di spionaggio sovietica.

Putin, nella sua commemorazione per la morte di Blake, avvenuta il 26 dicembre 2020, all’età di 98 anni, ha dichiarato: “Il ricordo di questa persona leggendaria sarà conservato per sempre nei nostri cuori”.

Ha aggiunto anche che Blake era un professionista di particolare vitalità e coraggio che ha dato un contributo inestimabile alla parità strategica globale e alla pace.

Con la sua morte si chiude in un certo senso il capitolo delle: “guerre di spie” che hanno contrassegnato l’era della Guerra Fredda.

Era nato da madre olandese e padre ebreo egiziano naturalizzato britannico in Olanda l’11 novembre 1922 dove rimase fino ai 13 anni.

Trascorse il periodo del liceo in Egitto, con una zia, dopo la morte del padre, un ebreo sefardita naturalizzato britannico.

Fuggì dai Paesi Bassi durante la seconda guerra mondiale dopo essersi unito alla resistenza olandese come corriere e raggiunse la Gran Bretagna nel gennaio 1943.

Iniziò a lavorare per il servizio segreto britannico, MI6, nel 1944.

Studiò russo alla Università di Cambridge

Dopo avere partecipato alla Seconda guerra mondiale entrò nel servizio diplomatico e, anche grazie alla conoscenza delle lingue, tra cui il russo, venne presto arruolato dall’Mi6, il servizio di spionaggio del Regno Unito.

Fu catturato e imprigionato quando le truppe nordcoreane presero Seoul, dopo l’inizio della guerra di Corea nel 1950. Fu durante il suo periodo in una prigione nordcoreana che divenne un comunista impegnato, leggendo le opere di Karl Marx e sentendosi indignato per i pesanti bombardamenti statunitensi di Corea del nord.

Nella sua autobiografia, scritta dopo la defezione in Unione Sovietica, confermò di essere diventato comunista durante la guerra di Corea, quando catturato dai nord-coreani assistette ai bombardamenti americani di villaggi di poveri contadini.

Fu allora che il Kgb sovietico, venuto a conoscenza che una spia inglese era prigioniera dei nord-coreani, lo contattò e stabilì con lui una fruttuosa collaborazione.

Dopo il suo rilascio nel 1953, tornò in Gran Bretagna e nel 1955 fu inviato dall’MI6 a Berlino, dove raccolse informazioni sulle spie sovietiche ma passò anche segreti a Mosca sulle operazioni britanniche e statunitensi.

Blake fu infine smascherato da un disertore polacco e portato dal Libano, dove era in missione, in Gran Bretagna, dove fu condannato e imprigionato.

Arrestato nel 1961 a Londra e condannato a 42 anni di carcere, uno per ogni 007 inglese da lui tradito e mandato a morire, secondo quanto scrissero i giornali dell’epoca, nel 1966 Blake fu protagonista di un’altra incredibile avventura

Riuscì, con una fuga rocambolesca, ad evadere, con l’aiuto di due compagni di prigionia, dal carcere londinese di Wormwood Scrubs, attraversare la Manica su un traghetto, nascosto dentro un furgone, passare la cortina di ferro fra le due Germanie e ricongiungersi con i suoi operatori sovietici a Berlino est.

In Urss prese la cittadinanza sovietica ed è rimasto al servizio del Kgb fino alla pensione.

A Mosca frequentava due delle altre famose spie inglesi che fecero il doppio gioco per i sovietici, Kim Philby e Donald Maclean, anch’essi fuggiti oltre cortina dopo essere stati scoperti, ma non faceva parte dei cosiddetti “Cambridge Five”, i cinque studenti della prestigiosa università passati nelle file del comunismo: a differenza di loro non proveniva dall’alta società.

Tra le sue abitudini vi era quella di bere martini, il cocktail preferito dalla spia britannica James Bond, descritta nei romanzi di Jan Fleming.

Soleva dire che “Per tradire bisogna appartenere e io non mi sono mai sentito di appartenere alla Gran Bretagna”.

Nel corso del suo interrogatorio al momento dell’arresto, Blake rese una piena confessione, ammettendo di essere un doppiogiochista per i sovietici. Non per denaro o per un ricatto: per libera scelta ideologica.

Riflettendo sulla sua vita in un’intervista con Reuters a Mosca nel 1991, Blake disse di aver creduto che il mondo fosse alla vigilia del comunismo.

“Era un ideale che, se avesse potuto essere raggiunto, ne sarebbe valsa la pena”, ha detto.

“Ho pensato che potesse essere una realtà e ho fatto il possibile per aiutarlo a costruire una società del genere. Non si è dimostrato possibile. Ma penso che sia un’idea nobile e penso che l’umanità tornerà ad essa”.